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Una ricetta nota, ma diversamente arricchita o interpretata dai rivenditori, è quella della frittola e l'unico modo per cogliere delle differenze nel suo forte sapore è assaggiarla di frittularu in frittularu!

 

Addentrandosi nel centro di Palermo, ed esplorandone i caratteristici mercati e vicoletti, all'occhio attento di un curioso esploratore non potrà certamente sfuggire la figura del "frittularu", un uomo con un cesto di vimini (u panaru) coperto da uno strofinaccio, all'interno del quale viene custodita la frittola!
Gli elementi base di cui si compone appartengono alla cucina povera, infatti si tratta di scarti di lavorazione del vitello, che comprendono grassetti, piccole cartilagini e ossa che vengono bolliti e successivamente fritti nello strutto.
Quel che dona un alone di mistero a questo cibo da strada sono piccole varianti della ricetta che prevedono una diversa aromatizzazione a seconda di chi la prepara, unitamente a ciò alcune leggende circa "corpi non commestibili" rinvenibili nella porzione.
Due sono i requisiti ed i princìpi su cui si basano la vendita ed il consumo della frittola: il non buttare via nulla e la fiducia nel rivenditore.
Il primo principio è facilmente comprensibile, in tutto il mondo esistono tipici piatti appartenenti alla cucina povera; il secondo principio, invece, necessita di una spiegazione o di una dimostrazione, infatti nel momento in cui si deciderà di consumare tale pietanza, questa verrà servita in modo assai caratteristico: il frittularo, scostato lo strofinaccio, infila la nuda mano nel paniere ed estrae un pugno di frittola, che, dopo essere stato condito con sale, pepe e limone, viene riposto su un quadrato di carta semipermeabile (questa quantità è nota come "cartàta") o alternativamente in un panino.
Insomma, servono coraggio e fiducia, perché non vedrete quel che consumerete finché non avrete ultimato l'acquisto, dimostrate di essere dei veri esploratori!

 

 

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The recipe of the “frittola” is something basically known, but each vendor prefers to enrich and perform differently, the only way to catch the differences in its rich flavour is to taste it “frittularu” by “frittularu”.

Walking across Palermo’s centre, while exploring its characteristic market places and alleys, the attentive eye of a curious tourist can surely notice the presence of the “frittularu”, a man with a wicker basket (u panaru) covered by a rag, guarding and keeping warm the frittola!
The essentials composing this typical dish belong to the poor cuisine, in fact they’re scraps of veal , mainly fat, gristle and bones, that need to be boiled and then fried in hot lard.
But there’s some mystery surrounding this street food, due to the different spices used in the recipes of the several frittulari, but there’s something more: some legend saying it is possible to find non edible bodies in the ratio.
Basing on these few data, it is easy to understand that this business demands two principles  and requirements: the recycle culture and a good amount of faith in the seller.
The former is something world wide common in poor cuisine, nothing special then; the latter requires a brief explanation, or better a demonstration, thing that is possible to appreciate while waiting for the ratio, in fact you will experience a characteristic scene: the frittularu, moved away the rap, penetrates into the basket with his naked hand, to suddenly bring it out with a handful of frittola, that now needs some pepper, salt and lemon juice to be ready to be served on a square of quite waterproof paper, this amount is known as “cartàta”, alternatively this handful can be served in a sandwich.
Taking the stock of these words: you need to be brave and faithful, because you won’t see what you’ll eat until you’ll have your cartàta of frittola in your hands, prove to be real explorers!