“Pupazzi in legno, stoffa o altro materiale, le marionette hanno ricevuto dalla scultura, la forma; dalla pittura, il colore; dalla meccanica, il movimento; dalla poesia, la parola, dall'improvvisazione, il più prezioso dei privilegi, la libertà di dire ciò che si vuole”

La marionetta compare in scena a corpo intero ed è mossa a distanza con accorgimenti non visibili. Colui che allestisce gli spettacoli di marionette è detto marionettista, mentre il genere spettacolare è definito teatro delle marionette. Nella cultura generale, tale oggetto presenta diversi stili; nella cultura orientale, come ad esempio la balinese e la giapponese, le marionette erano riccamente e finemente decorate, costruite spesso in materiali pregiati come avorio o porcellana finissima.

In Sicilia, invece, le Marionette prendono il nome di pupi (dal latino "pupus" che significa bambino). L'opera è tipica della tradizione siciliana dei cuntastori i cui protagonisti sono Carlo Magno e i suoi paladini. Le gesta di questi personaggi sono trattate attraverso la rielaborazione del materiale contenuto nei romanzi e nei poemi del ciclo carolingio.Istituito nel 1975, la storia del Museo è indissolubilmente legata al suo fondatore, Antonio Pasqualino, medico chirurgo, insigne antropologo e cultore della storia e delle tradizioni popolari della sua terra natale, la Sicilia.

Egli dedicò la sua attività di ricerca verso l’opera dei pupi che, nella seconda metà del Novecento, sembrava oramai avviata verso un progressivo e inarrestabile declino. Fondò nel 1965 l’Associazione per la conservazione delle tradizioni popolari e raccolse molte testimonianze: dai testi di scena ai pupi fino ai teatrini e gli arredi, salvandoli dalla distruzione e dall’oblio.Il museo persegue la finalità di preservare nella storia tale forma di teatro, completando la visita con spettacoli e proiezione di materiale.

Piccola curiosità, al Museo è annessa la Biblioteca "Giuseppe Leggio" che comprende circa settemila volumi su pupi e marionette e sulle tradizioni popolari. Particolarmente preziose sono le collezioni di copioni manoscritti dell'Ottocento e del pricipio del Novecento, e di dispense cavalleresche pubblicate tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo.

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"Puppets in wood, cloth or other material, the puppets have received from sculpture, shape; from painting, color; from mechanics, the movement; from poetry, speech, improvisation, the most precious of privileges, the freedom to say what you want "

The puppet appear on the scene in full-body and is moved from the distance. The man who moves puppets is called puppeteer, while the spectacular genre is defined puppet theatre. In the world, this object has different styles; in Eastern cultures, such as the Balinese and Japanese, the puppets are richly and finely decorated, often built in materials such as ivory or fine porcelain.In Sicily, however, the puppets are called “pupi” (from the Latin "pupus" that means child). This is typical of the Sicilian tradition of “cuntastori” whose protagonists are Charlemagne and his paladins. The stories deal with the events told in the novels and poems of the Carolingian cycle.

Established in 1975, the history of the museum is necessarily connected to its founder, Antonio Pasqualino, a surgeon, an eminent anthropologist and expert on the history and traditions of his native land, Sicily.He dedicated his research to this form of art that, in the second half of the 20th century, was in decline. He founded in 1965 the Association for the Preservation of Folk Traditions and collected many testimonies of this tradiction, saving scenery, text and puppets from destruction and oblivion.

The museum pursues the aim of preserving the history of this form of theatre, completing the visit with shows and projection of material.Small curiosity, the Museum is annexed to the Library "Giuseppe Leggio" which includes seven thousand of puppets, marionettes and manuals of folk traditions. Particularly valuable are the collections of scripts century manuscripts and pricipio of the 20th century, and chivalrous handouts published between the late 19th and early 20th century.