Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini.(Giovanni Falcone)

 

Eroi, modelli, paladini della legalità, martiri… sono solo alcuni dei soprannomi che si usano per descrivere due delle figure più importanti della lotta contro la mafia: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Questi due magistrati, diversi solo all’apparenza nascono a Palermo, nello stesso quartiere, maturano personalmente e professionalmente nello stesso contesto, si dedicano insieme alle stesse battaglie raggiungendo risultati sino ad allora mai ottenuti. Il 1992 fu definito “l’anno delle stragi” perché durante quel periodo la mafia era così presente nella quotidianità che persino pronunciare una parola in più era diventato motivo di minacce o ancora peggio di morte. In tale contesto, emergono il coraggio e la forza di questi due grandi uomini, secondo cui la mafia si doveva combattere non solo contro le organizzazioni , ma soprattutto contro una cultura ormai radicata, che portava solo ai silenzi, all’omertà e alla paura. Il loro operato raggiunse il culmine con il “maxi processo”, termine coniato dalla stampa per identificare quel processo penale di smisurate proporzioni che coinvolse 475 imputati e portò a 19 ergastoli e pene detentive per un totale di 2665 anni di reclusione. I due avevano colpito tanto a fondo da indurre i vertici mafiosi a lasciare un indelebile segno, una punizione, un monito. Il 23 maggio 1992, di ritorno da Roma, mentre percorreva l'autostrada A29, che collega la città di Palermo con l'aeroporto, giunto in prossimità dello svincolo di Capaci, Giovanni Falcone fu fatto esplodere insieme alla moglie Francesca Morvillo e agli agenti, che gli facevano da scorta: Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinari. Da qui la “strage di Capaci”. Il 19 luglio 1992, in via d’Amelio, sotto il palazzo in cui abitava la madre, venne assassinato Paolo Borsellino, per mezzo di un auto posteggiata, imbottita di esplosivo, insieme agli agenti di scorta che lo aspettavano: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina; E’ la “strage di via d’Amelio”. Oggi Giovanni e Paolo ci invitano a combattere, non solo contro la mafia, ma contro tutti i mali perché “è bello morire per ciò in cui si crede; chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola.” (Paolo Borsellino).

 

 

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English version

People may go, ideas remain. Their moral tensions remain and will continue to walk on other men’s feet. (Giovanni Falcone).

 

Heroes, models, paladins of legality, martyrs… these are just few epithets used to describe two of the most important figures representing the fight against mafia: Giovanni Falcone and PaoloBorsellino. These two magistrates, only different at the appearance, were born in Palermo, in the same neighborhood, grew up in the same personal and professional context, dedicating their lives to the same battles, succeding in outcomes never obtained by anyone. 1992 was defined the “year of massacres” because Mafia was a daily issue, and so that just spending few more words in that time had become reason of threat, or worse, threat of death. In that environment, the courage and the strength of these two great men came out: according to them, Mafia had to be fought not only as an organization but also as a rooted culture that brought only to silence and fear. Their actions reached the highest top with the “maxi trial”, term coined by the press to identify that huge penal trial in which 475 indicted got involved , leading to 19 life sentences and permanent penelties up to 2665 year of detention. 23rd May 1992 is the date when Giovanni Falcone died inA29 highway close to the junction of Capaci, while he was coming back from Rome. He was blown up within his car, were involved also the wife Francesca Morvillo and police officers Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. This attempt was called “the massacre of Capaci”. 19th July 1992, straight under his mother’s house in d’Amelio street, Paolo Borsellino has died through an armed car containig explosive, with some police officers who were waiting for him: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. It’s “ via d’Amelio massacre”. Nowadays Giovanni e Paolo taught us that it’s important to fight not only against mafia but also against any kind of evil because “it’s worthy to die for what we believe; the whom who’s afraid dies everyday, the whom who has not fear dies just one time” (Paolo Borsellino)