Un sistema sapiente, che ha permesso per secoli ai cittadini, di potere fruire di acqua potabile: le torri d’acqua. Girando per la città se ne incontrano ancora, dalle più antiche (dentro le vecchie mura della città) alle nuove zone di espansione edilizia.  In superficie affiorano i catusi – cilindri di terracotta rivestiti internamente di ceramica,  che portavano l’acqua nelle case. La torre, costruita con una malta impastata di pietruzze, argilla e calcare chiaro, sembra un polmone poroso e lacerato. I catusi sono incastrati uno nell’altro a formare la tubatura; alcuni sono intatti, altri sono lacerati  con l’interno colorato in diverse sfumature di rosso, arancio, amaranto, rosa.  Hanno origini islamiche –l’intera parete della torre, fino alla cima,  si interseca con  tubi e allacci. Di queste torri ne sono state censite una trentina: alcune sono relativamente recenti e intonacate, perfino con decorazioni in stile liberty. L’acqua scendeva dalle sorgenti sulle colline attorno a Palermo e la raggiungeva lungo canali sotterranei leggermente inclinati, i qanat, costruiti dagli ingegneri arabi. Formava pozzi per l’irrigazione degli agrumeti e fontane per i poveri, poi, sfruttando la pressione, saliva nella torre attraverso un condotto rivestito di materiale impermeabile e si raccoglieva in cima, in una vasca di ardesia. Da lì partivano gli allacci e i catusi che la conducevano nelle case private. L’erogazione era regolata rigidamente; i fontanieri salivano sulla torre più volte al giorno per distribuire l’acqua nelle diverse condotte. Nell’Ottocento, la città ne contava almeno settanta l’acqua affluiva da  tre corsi d’acqua diversi: il Campofranco, il Gesuitico e Gabriele. La  torre di piazza Cappuccini, mostra ancora la scala in metallo che era utilizzata, quotidianamente, dai “fontanieri” per raggiungere la parte sommitale (urna) di raccolta e  regolare così, la quantità di acqua da smistare ad ogni utente.  Oggi non rimangono altro che ruderi  delle torri d’acqua ma qualcuna è ancora ben conservata e racchiude in sé tutto il fascino dell’antica distribuzione dell’acqua in città.

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A wise system that has allowed to benefit from drinking water to citizens: water’s tower. Going around the city we can see once again, from the most antique(inside the antique walls of the city) to the news areas of the city. From the top emerge catusi, terracotta’s cylinders, covered of ceramic that brought water in the houses.. The tower built with mortar,little stones, clay and clear limestone, looks like a driving force porous and lacerated. The catusi are embedded one inside another and forms water pipe; some are untouched others are lacerated with the inner colored by red, orange, pink, amaranth. They came from Islamic tradition, infact all the wall till the top, intersects with water pipes and connects. We can count about thirty towers: some are recents and daubed with liberty decorations. The water descended from sources on hills around Palermo and reached it though subterranean sloping chanels, the qanat, built by arabs enegeneers.it modeled shaft for the citrus grove ‘s irrigation and fountain for poor,then it took the advantage of the pression ,get in to the tower through a duct covered of a waterproof material, and it was concentrated at the top, in a tank of slate. Starting from there, the connects and catusi led to private houses. The irrigation system was strictly ruled; the plumbers used to get up the tower in order to distribute water through the pipes. During the 800s, the city had at least 70 towers and the water flowed into three strems: Campofranco, Gesuitico and Gabriele. The tower sited in Cappuccini square still shows the metal stairway used daily by the plumbers. Nowadays, there's nothing left but towers' ruins, although a few of them are well-preserved, maintaining the charme of that old irrigation system.